Eco e Narciso: una storia di risonanze mancate [parte seconda]

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Se nel post precedente abbiamo conosciuto meglio la triste storia di Eco, oggi ci avvicineremo alla figura di Narciso, per guardare insieme a una diagnosi che ferisce, perché socialmente stigmatizzata a causa delle difficoltà relazionali che comporta e a causa degli orientamenti, spesso parziali, scelti dai sistemi diagnostici ufficiali.

Come sempre partiamo da lontano, chiedendoci: chi era Narciso?

Narciso era un bambino bellissimo nato da Cefiso, una divinità fluviale e Liriope, una ninfa. La sua nascita fu il frutto di uno stupro, nel quale il fiume si strinse con le proprie acque intorno alla ninfa che diede alla luce un bellissimo bambino. Consultando l’indovino Tiresia circa il destino del proprio figlio, Liriope apprese che egli avrebbe potuto raggiungere la vecchiaia solo se non avesse mai conosciuto se stesso.

A sedici anni, avendo conservato la propria bellezza, il giovane Narciso cacciava nei boschi circondato da numerosi corteggiatori, ma non permetteva a nessuno di avvicinarlo né fisicamente né emotivamente. Tra i suoi ammiratori c’era un giovane molto insistente di nome Aminia. Stanco della sua corte, Narciso un giorno gli diede una spada istigandolo al suicidio. Aminia allora prima di uccidersi rivolse una preghiera agli dei, chiedendo loro di riservare a Narciso la stessa sofferenza che stava patendo lui, cioè quella di un amore impossibile.

Gli dei, infastiditi dall’atteggiamento di superiorità di Narciso, decisero di accontentarlo e fecero preparare uno specchio d’acqua liscio e perfetto in una foresta incontaminata. Quando Narciso si avvicinò per bere, si innamorò all’istante dell’immagine riflessa, pensando fosse qualcun altro. Iniziò allora un dialogo di gesti tra i due, ma ogni volta che Narciso si protendeva per abbracciare l’immagine, cadeva in acqua, finché non capì che l’altro era lui stesso.

Disperato nella consapevolezza di avere tutto e non avere nulla, di non potersi staccare da sé per raggiungersi, Narciso rimase sulla riva nel tormento fino alla morte.

In questa narrazione ci sono alcuni aspetti su cui possiamo riflettere:

  • Narciso non si lascia avvicinare da nessuno: questa nel linguaggio psicologico si chiama controdipendenza e consiste nel difendersi dalla paura di avere bisogno dell’altro rifiutando ogni contatto. Si chiude allora in un dorato isolamento pieno di sofferenza, perché si tratta di un muro che impedisce ogni relazione, ma di cui non può fare a meno perché qualsiasi alternativa sarebbe insopportabile. Le richieste d’amore lo mettono in connessione con necessità che non riesce a tollerare, così le allontana per mettersi al sicuro.
  • Narciso appare impassibile, come se tutte le sue emozioni fossero congelate. Incapace di quell’empatia affettiva che ci fa comprendere il dolore dell’altro, tratta con sdegno chi si interessa a lui diventando offensivo o crudele. Le emozioni in realtà ci sono, ma vengono relegate in una zona nascosta e inaccessibile. Jung come alcuni alchimisti sosteneva che a ciò che noi vediamo spuntare dalla superficie corrisponde qualcosa di opposto e di pari dimensioni che affonda nel profondo. Così a tutta la sicurezza ostentata da Narciso si accompagna nell’ombra una fragilità estrema e alla sua immagine perfetta un’interiorità che si danneggia sempre di più, proprio come nel famoso romanzo di Oscar Wilde.
  • Come nello specchio d’acqua in cui si guarda, anche dentro Narciso esiste uno spazio che separa la superficie mai scalfita della sua immagine esteriore e il fondo melmoso in cui albergano le emozioni reiette. È uno spazio terrificante perché è uno spazio vuoto. Il vuoto è diverso dalla nostalgia e dalla mancanza, perché mentre queste emozioni permettono di avere nel ricordo un posto a cui tornare, possono essere raccontate e trovare una riparazione e un riparo, nel vuoto il posto non c’è, esiste solo l’assenza. Per questo il lavoro su di sé è molto doloroso quando ci sono marcati tratti narcisistici, perché occorre riuscire ad attraversare quel vuoto rimanendo vivi e approdare alle emozioni, emozioni da cui si è fuggiti per tutta la vita, che hanno come capofila la vergogna.

Come Eco anche Narciso è quindi profondamente solo e dipendente. Dipende dalla propria immagine, che viene coltivata come unica difesa tra sé e il mondo, tra sé e le proprie fragilità. Come lei spreca i propri talenti perché invece che condividerli li tiene tutti per sé. Infine, esattamente come lei tende verso qualcosa che non può raggiungere e che lo porta a lasciarsi morire, perché incapace di uscire dalla propria illusione per incontrare la realtà.

Per approfondire queste tematiche:

Un libro: Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde

Una serie TV: Mad Men

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