Perché ci innamoriamo proprio di quella persona? Uno sguardo junghiano

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Innamorarsi: un terremoto per l'anima

Innamorarci può essere un’onda che ci avvolge e ci trasporta in un altrove in cui il pensiero dell’altro si fa spazio in ogni angolo della mente e qualunque altra cosa sembra sbiadire. I desideri risuonano nel corpo e nel cuore e le emozioni si polarizzano, così gioia, euforia e timore occupano il nostro spazio interno tutte nello stesso momento. Anche il cervello partecipa all’ingresso di Eros nella nostra vita con le sue variazioni chimiche di cui sentiamo gli invisibili ma potentissimi effetti. Innamorarci riapre il cuore al possibile, attiva fantasie legate al futuro, ma al contempo è un’esperienza che può riportarci in contatto con ciò che abbiamo vissuto nel passato. Soprattutto se nella nostra storia ci sono ricordi di relazioni complesse, difficili o infelici, il fantasma della ripetizione inizia ad aleggiare intorno al presente e i nostri automatismi si preparano a riprodurre il conosciuto. Questo accade perché nelle relazioni sono coinvolti modi di sentire e di agire in larga parte inconsci, depositati nelle trame della famiglia da cui veniamo e nei modelli entro i quali siamo cresciuti. Più siamo inconsapevoli delle nostre emozioni, delle nostre caratteristiche e delle nostre modalità, più alta è la probabilità di essere agiti dai nostri stati affettivi e di innamorarci di persone con aspetti vicini a quelli di chi abbiamo frequentato in passato, ricavandone sofferenza. Le relazioni però, se attraversate con consapevolezza, sono anche un grande campo di trasformazione ed è per costruire questa consapevolezza che occorre osservarsi e farsi tante domande sul proprio mondo interiore.

Archetipi e innamoramento: maschile e femminile dentro di noi

Secondo Jung nella nostra psiche esiste uno strato chiamato inconscio collettivo nel quale abitano gli archetipi, che potremmo descrivere come le possibilità innate della nostra mente di dare forma ai vissuti, alle emozioni e alle esperienze secondo determinati schemi. Questi schemi, simili agli istinti, si ritrovano in tutto il mondo e in tutte le epoche e possono essere definiti come universali. Gli archetipi sono in sé inconoscibili, ma quello con cui possiamo entrare in contatto sono le immagini a cui danno vita. Si tratta di immagini simboliche che riescono ad abbracciare i poli opposti delle esperienze condensandoli, perché ogni archetipo ha sempre al contempo una dimensione creativa e una distruttiva. Animus e Anima sono gli archetipi che rappresentano dentro ciascun essere umano il maschile e il femminile. Nella teoria junghiana ogni individuo custodisce al proprio interno dimensioni psichiche di entrambi i generi, a prescindere dal sesso a cui appartiene. Quel che accade è che mentre facciamo esperienza conscia delle caratteristiche di uno di questi due archetipi, l’altro viene progressivamente relegato nell’’inconscio e ci rimane in ampia parte sconosciuto. Jung, molto (o meglio troppo) in linea con lo spirito del tempo in cui viveva, aveva individuato nell’Anima gli aspetti di ricettività, sentimento, relazionalità e nell’Animus gli aspetti di pensiero, logica, azione abbinandoli rispettivamente al femminile e al maschile. Oggi sappiamo che queste caratteristiche risultavano così suddivise principalmente a causa delle pesanti influenze culturali che condizionavano l’espressività degli individui e possiamo dire che non necessariamente l’archetipo conscio coincide con l’appartenenza di genere: si tratta di codici interiori, di funzioni psichiche e non di suddivisione nette. Una donna potrebbe essere consciamente molto identificata con l’Animus e avere la dimensione d’Anima inconscia e viceversa. Dentro di noi c’è ogni cosa, sono le traiettorie della vita, della società e le nostre predisposizioni innate a far sì che la nostra alterità sia più o meno vissuta o relegata in zone della mente lontanissime dalla coscienza. Dato che però il nostro Sé tende alla totalità, le parti di noi che ci sono ignote trovano le strade più varie per farsi conoscere e guidarci verso quell’intero a cui la psiche aspira.

L'incontro con l'altro

Una delle vie che la psiche traccia per ritrovare le parti nascoste o sconosciute di sé è la proiezione: ciò che di noi ci è estraneo, ciò che sentiamo mancante perché troppo distante dall’Io per stabilirvi un contatto, viene inconsciamente proiettato sulla persona di cui ci innamoriamo. Certo quella persona deve avere in sé degli aspetti a cui la proiezione possa effettivamente agganciarsi, ma ciò che accade è che in lei vediamo aspetti nostri non riconosciuti. La possibilità di essere accuditi perché non ci percepiamo in grado di accudirci, la sicurezza che non sappiamo offrire a noi stessi e che pensiamo possa derivarci solo dall’altro, la capacità di essere liberi o al contrario molto strutturati, delle particolari facoltà intellettuali o creative: l’altro diventa portatore di pezzi di noi ed è l’incontro con questa alterità a generare l’innamoramento. Se la nostra Anima incarna gli aspetti consapevoli della nostra psiche, l’altro sarà portatore delle qualità del nostro Animus e viceversa. Questo è il meccanismo che ci porta molto spesso a vedere nell’altro non proprio quel che c’è, ma quel che vorremmo ci fosse o che ci fa innamorare di alcuni aspetti del suo essere che ci sembrano meravigliosi, facendocene invece trascurare altri che nel bilancio complessivo sarebbero altrettanto importanti se non di più per capire davvero chi abbiamo davanti. La nostra psiche, che si muove nel mondo secondo una logica tutta sua, vede, amplifica, nasconde parti della realtà secondo criteri che a volte riusciamo a scoprire solo a posteriori.

Come di formano l'Animus e l'Anima: l'imago

L’archetipo del femminile o del maschile che portiamo nell’inconscio è come un nucleo che attrae molte immagini affettivamente significative di segno positivo e negativo. Le nostre esperienze personali con le prime figure femminili o maschili che abbiamo incontrato (in genere i nostri genitori) contribuiscono a creare l’imago del femminile e del maschile nella sua forma personale e diversa per ciascuno. Tale imago verrà anche nutrita dalle rappresentazioni collettive sedimentate nei secoli nella coscienza e nell’inconscio collettivi, alimentate dalla nostra immaginazione archetipica. Sia la famiglia che la società, così come le nostre caratteristiche personali, hanno quindi un ruolo nel costruire le narrazioni che più o meno consapevolmente abbiamo dentro e che ricerchiamo e ricreiamo poi negli incontri che facciamo, contribuendo a creare aree di illusione che influenzano la nostra relazionalità. 

E poi cosa succede?

La proiezione in genere inizia con gli aspetti positivi: vediamo nella persona di cui ci innamoriamo le dimensioni più luminose dell’archetipo, gli aspetti migliori del nostro altro interno sconosciuto. Standoci insieme ci sentiamo completi, come se ci conoscessimo da sempre. Con il passare del tempo però, dato che gli archetipi abbracciano sempre entrambe le polarità, iniziano a farsi strada anche gli aspetti negativi e noi realizziamo che forse non tutto quel che abbiamo visto apparteneva realmente a chi abbiamo davanti. A quel punto si aprono in genere più possibilità. Se non facciamo alcun lavoro riflessivo su noi stessi, entrare in contatto con gli aspetti negativi dell’archetipo per come si manifestano nell’altro ci fa sentire traditi: “tu non sei chi pensavo che fossi”. La storia finisce o diventa un luogo di risentimento e rivendicazione da cui non riusciamo a uscire. Se invece lavoriamo su di noi ad un recupero della proiezione, diventiamo capaci di vedere l’altro per ciò che è. Questo può farci rendere conto che la persona che abbiamo davanti non corrisponde al nostro desiderio: siamo cresciuti e, avendo contattato quel che era dentro e che cercavamo fuori, possiamo decidere di andare oltre una relazione che non ci soddisfa e cercare con più consapevolezza la persona con cui condividere pezzi di vita. In alternativa, ridando a ciascuno ciò che gli appartiene, possiamo riconoscerci la possibilità di ricostruire il rapporto, integrando gli aspetti di entrambi che prima non avevamo potuto vedere e facendo sì che la relazione si trasformi e passi a un livello diverso, di profonda autenticità.

**Foto di Giui illustrata da Clarissa di Segui le briciole**

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